lunedì 11 marzo 2013

A volte ritornano.

Il frusciare delle balle di fieno che rotolano silenziose, sospinte da un vento gelido, e l'imperversare dello spam selvaggio in una tristissima tag board che ha sicuramente visto giorni migliori sono due chiari segnali della desolazione che regna sovrana in questo blog caduto nell'oblio.
Sono trascorsi eoni dall'ultimo aggiornamento e dubito che qualcuno si ricordi di me, ma farò comunque un timido tentativo di ripalesarmi, se non altro per dimostrare che sono ancora viva e vegeta e che la mia insana passione per questo strambo paese è, nonostante tutto, inesauribile.

Così come inesauribile è il mio gaudio per il superamento dell'N4 del Nōryoku Shiken. 
やっとできたぉ~~(; ̄O ̄)まだ信じられない。合格したなんて本当に奇跡だと思う。神様、ありがとう。

Ebbene, ecco svelato il motivo che mi ha spinto a riprendere a scrivere dopo tanto, troppo tempo: non potevo proprio evitare di condividere col mondo questo mio piccolo successo. E chissene, direte voi. Pazienza, rispondo io, il raccontino ve lo beccate lo stesso. Tiè.
I ventiquattro mesi passati senza cimentarmi nel solito tormentone di fine anno mi stavano rammollendo e così, siccome in fondo mi voglio male, incurante dell'ennesimo potenziale fallimento, a Dicembre 2012 ho sostenuto nuovamente il famigerato esame. Con una differenza: fra università e studi autodidattici gli argomenti di questo livello per me erano triti e ritriti, tanto che ormai ero in grado di recitare i pattern grammaticali con la stessa disinvoltura di una scimmia ammaestrata. Perciò, ho lasciato che gli eventi seguissero il loro corso e ho osato peccare di superbia, auto-proclamandomi abbastanza qualificata per vivere di rendita e affrontare la prova a cuor leggero, senza dannarmi l'anima in un ripasso isterico. A parte un po' di ascolto, stavolta non ho quasi aperto libro. 



Ovviamente cotanti sforzi sono stati premiati: oggi è finalmente arrivato il diploma, che non appenderò alla parete solo perché considero l'N4 piuttosto indegno di fare sfoggio di sé nella sala dei trofei. Ne riparleremo quando intascherò un N3, meglio ancora un N2.
Probabilmente ci vorranno anni, ma non importa, prima o poi vincerò la sfida.

P.S. In questo periodo sto leggendo "The Kabocha Wine" di Mitsuru Miura, un manga dei primi anni '80 che a mio parere è delizioso. Ne hanno tratto anche un anime, andato in onda in Italia con il nome di "Sunshine College". La stangona e il nano, chi di voi se li ricorda? :D
A tal proposito, colgo l'occasione per indire un piccolo sondaggio lampo: poiché trovo sia una lettura molto piacevole, e dato che finora nessuno sano di mente si è adoperato per fornirne una traduzione in qualsivoglia lingua (nemmeno in inglese), sareste interessati a vederlo pubblicato in italiano su questi lidi?

sabato 15 maggio 2010

Ochoo.

Questo post probabilmente farà la felicità di mio suocero, il quale ogni volta che gli si nominano i giapponesi comincia a sghignazzare esclamando "Ochoo! Ochoo!"
Finora io e mio marito abbiamo sempre cercato di fargli capire che non parlano esattamente in modo così comico, anzi, che il giapponese è una bellissima lingua molto musicale, dalla cadenza particolarmente gradevole alle orecchie di un italiano e blablabla. Eravamo davvero convinti che non dicessero cose tipo "Ochoo".
Ebbene, ci siamo dovuti ricredere dopo aver messo piede in uno Starbucks in quel di Akihabara, qualche giorno fa: cercando di mantenere comunque una parvenza di dignità davanti ai compassati astanti, ci siamo accasciati sul tavolo quasi con le lacrime agli occhi dal ridere. Ora, io non so se questo "Ochoo", che l'intera combriccola dei commessi gridava allegramente ad ogni cliente che entrava, fosse una specie di contrazione di "Konnichiwa" o simili (se qualcuno conosce la risposta è pregato di illuminarmi); fatto sta che, oltre alle canoniche tiritere comprendenti minimo un irasshaimase e un dōzo, ogni tanto spuntava pure questo. Così, nonostante fossimo consci che mostrare una cosa del genere a mio suocero gli avrebbe dato carta bianca per continuare a sfotterli all'infinito, abbiamo atteso che si presentasse l'occasione propizia per riprenderlo, ovvero l'ingresso di qualche altro avventore a cui rivolgere l'ameno saluto.
Fortunatamente eravamo seduti in una buona posizione e nessuno ha notato l'iPhone galeotto. Almeno così crediamo.

Disclaimer: nessun giapponese è stato maltrattato durante le riprese di questo video.

video


lunedì 10 maggio 2010

Tappeti rosa e bucoliche cittadine.

Ieri, per una breve gita fuoriporta, siamo andati a Chichibu (秩父), situata nella prefettura di Saitama, a circa 60 km a nord ovest di Tōkyō. La particolarità di questa ridente cittadina montana risiede nel meraviglioso spettacolo offerto dagli Shibazakura (芝桜) proprio in questo periodo dell'anno: la Golden Week, infatti, è solitamente il momento migliore per ammirarli nel pieno della loro bellezza, e il panorama che vi si parerà davanti sarà qualcosa che non dimenticherete più, garantito. Se avete in programma un viaggio a Tokyo nelle prime due settimane di Maggio non potete esimervi dall'andare a vederli, perché per quanto la metropoli sia immensamente affascinante e brulicante di vita, l'atmosfera rilassata e l'estasi contemplativa che si possono godere a Chichibu sono assolutamente da non perdere.
Per raggiungere Chichibu basta prendere l'espresso della Seibu Chichibu Line (西武秩父線) che parte da Ikebukuro e che vi porterà a destinazione in circa un'ora e mezza. Sono rimasta per tutto il viaggio incollata al finestrino a fissare ammaliata il paesaggio e, dato che il treno viaggia a un'altezza considerevole passando per valli e strapiombi, qualche volta mi è venuto un nodo allo stomaco a guardare in basso. In certi momenti ho seriamente temuto che avremmo spiccato il volo, alla stessa stregua del Galaxy Express.
Vaneggiamenti Matsumotiani a parte siamo arrivati sani e salvi e, prima di recarci al parco in questione, abbiamo fatto un giro nella galleria di negozi allocata nella stazione, dove si possono acquistare diversi souvenir e rifocillarsi con le prelibatezze locali. Il piatto forte qui sembra essere la Soba, ma avendo già pranzato ad Ikebukuro con i Kitsunesoba (che meriterebbero un post dedicato tanto mi son piaciuti), non ho avuto occasione di assaggiarla e mi sono limitata a fare uno spuntino con un gelato al sakura veramente delizioso.

Il posto da cui si possono ammirare i suddetti fiori è la collina omonima (Shibazakura no Oka, 芝桜の丘), che si trova nel parco di Hitsujiyama (Hitsujiyama Kōen, 羊山公園). Dalla stazione dista circa venti minuti di camminata, ed è tranquillamente raggiungibile seguendo la segnaletica posta un po' dappertutto, compresi alcuni marciapiedi su cui è dipinta.



A passeggio per Chichibu ci siamo imbattuti anche in una scultura bislacca ed eccentrica, che non saprei come commentare.


Il parco era, come prevedibile, un tripudio di allegre famigliole con pargoli al seguito, giulive coppiette, arzilli pensionati e qualche sporadico gaijin meravigliato quanto noi. D'altra parte, neanche i giapponesi trattengono il proprio stupore di fronte a cotanta magnificenza, come ha dimostrato lo spontaneo e accorato - Sugoooooi! - che ho sentito esclamare da una giappina non appena le colline ammantate di rosa e viola si sono palesate ai suoi occhi.


Dopo esserci beati a sufficienza di quella veduta mozzafiato abbiamo fatto una capatina alla sagra paesana, allestita lì a un tiro di schioppo su quello che ci è sembrato essere un campo da baseball. Abbiamo comprato i soliti immancabili ammennicoli inutili e dei biscotti croccanti tipici del luogo, avviluppati in un'incantevole confezione colorata, che come sapore ricordano da vicino i nostri savoiardi.

Al ritorno abbiamo preso posto sul diretto per Ikebukuro, le cui scritte luminose e scorrevoli che sovrastano le porte automatiche delle pulitissime carrozze, unitamente a svariati e ameni お知らせ、ci tengono a ribadirti a intervalli regolari che 「この電車は特急秩父号池袋ゆきです」、ossia "questo treno è un rapido di Chichibu diretto a Ikebukuro". Ormai, a furia di spostarmi con questo mezzo, ho imparato quasi tutto il lessico relativo a stazioni, metropolitane e affini.
A fine giornata ho, insieme al mal di piedi, ai vari acquisti fatti alla sagra e ai vividi ricordi che ci accompagneranno vita natural durante, simpatiche sterpaglie rimaste attaccate ai calzini e l'iPhone pieno di foto che, a prima vista, sembrano un'unica grande macchia rosa.

lunedì 3 maggio 2010

Sky above us.

Il cielo di Tōkyō, dove il tempo scorre dilatato, ti accoglie plumbeo e immutato.
Per la strada sfrecciano automobili di ogni forma, colore e dimensione. Volante a destra, a sinistra, cambio manuale, automatico, alettoni posteriori, specchietti laterali sul cofano, Porsche, Cadillac, Nissan Skyline, Toyota Lexus, Dodge, per citare alcune dei brand più famosi. E ancora, le meravigliose macchine bianche e nere della Polizia (Polizia, portami via), quasi tutte delle Nissan Skyline, secondo il mio gusto personale uno dei modelli più belli al mondo. Poi i taxi verdi e gialli, ma anche rossi, gialli e rossi, bianchi e blu, arancioni e blu eccetera eccetera, niente a che vedere con la piattezza monocromatica cui siamo abituati in Italia.
Per la strada si incrociano barcollanti ragazze esili dalle mise tutt'altro che sobrie, su tacchi talmente vertiginosi da far temere che si cappottino alla prima folata di vento. Qualcuna, sulle scale mobili, si cappotta sul serio, e tu sghignazzi sotto i baffi trattenendoti per non farlo più forte, che non è educato.
Mastodontici corvi dall'apertura alare di un condor che gracchiano continuamente il loro cra-cra sguaiato e beffardo. Tu temi che prima o poi qualcuno ti piombi in picchiata sulla crapa e, nella migliore delle ipotesi, ti faccia uno shampoo di bellezza al guano.
Bimbe fashion che neanche le teenager italiane, vestite come bamboline trendy, brandiscono finti cellulari imitando le liceali alla moda e preparandosi con largo anticipo per l'ora del debutto in società. Tu pensi cinicamente che tanto il tempo passerà inesorabile e spietato anche per loro, non serve avere fretta, perchè in men che non si dica si troveranno a rimpiangere i giorni spensierati dell'infanzia, in cui si giocava a essere grandi senza, per fortuna, esserlo davvero.
Rumori inquietanti di kodama da Yamashiroya, dove hai appena comprato allegramente delle decalcomanie per intamarrarti l'iPhone che, se potesse parlare, ti griderebbe di non farlo, per carità.
Salarymen in gessato che mordono la polvere collassati sull'asfalto dei marciapiedi, vittime del sake e del domani sempre più uguale al presente.
Coppie miste composte da belle ragazze dagli occhi a mandorla e da mezzi cessi occidentali passeggiano mano nella mano, e ti dici che il fascino dello straniero qui non smetterà mai di mietere vittime fra il gentil sesso.
Gigantografie di botuliniche attrici americane fanno bella mostra dei ritocchi nei cartelloni in aeroporto, in metropolitana e sui megaschermi delle vie più trafficate dei quartieri giovani.
Distinti signori in kimono nero che ti si siedono vicino in metropolitana e iniziano a tirare su rumorosamente con il naso, perché si sa, qui soffiarselo in pubblico è considerato scortese.
Senti i ragazzi parlare come negli anime e non te ne capaciti. Ovviamente è il contrario, è negli anime che parlano come loro, ma in quel momento non ci fai caso.
Programmi dal valore discutibile e pubblicità ridicole ti fanno constatare quanto la TV giapponese sia pesantemente trash, e ti chiedi mesta come tu abbia potuto dimenticarlo negli ultimi due anni. Ti sorprendi perchè, prima di scacciarlo spaventata, il pensiero che quella italiana sia meglio ti attraversa per una frazione di secondo l'anticamera del cervello.
Invece, una cosa che non avevi dimenticato e che sei felice di aver ritrovato è il water nipponico, con i suoi getti d'acqua ad hoc e la ciambella riscaldata.
Il tipico odore degli adolescenti giapponesi ti solletica il naso, mentre vaghi fra gli scaffali del Toranoana. L'olfatto è un senso potente, evocativo, anche più immediato della vista, eppure non sapresti dire esattamente cosa ricordi, se più il latte o più il formaggio, unito forse a una leggera nota di sudore in sottofondo. Descrivere gli odori è un'impresa ardua, ma sono proprio loro i primi a darti la percezione di trovarti realmente in un determinato luogo, o a riportarti alla memoria i ricordi del passato. E quest'odore ti fa realizzare prepotentemente che tu, a Tōkyō, ora ci sei.
Zelanti commessi che ti irasshaimasano senza pietà direttamente nell'orecchio, facendoti sobbalzare quando ti colgono di sorpresa perchè hai abbassato la guardia ammirando rapita l'ultimo modello di cellulare viola della Docomo, in esposizione da Yodobashi Camera. Tu, da brava sfinge, ti asciughi la bavetta derivante dalla contemplazione del suddetto oggetto dei desideri, li fanculizzi mentalmente in tutte le lingue conosciute e gli sorridi amabile, inchinandoti appena col capo perchè, anche se normalmente vengono ignorati dai nativi, un po' ti dispiace che tutto quello sgolarsi non abbia riscontro. Dopotutto sei una gaijin, fatti riconoscere. Ringraziali per averti appena spaccato un timpano.
Per fare una telefonata, controlli che ore sono in Italia e ti stupisci una volta in più perchè da queste parti si vive proprio nel futuro. Qui l'ora locale è domani.

Ti vedi riflessa nei finestrini della metro e pensi che ti è mancato tutto questo.
Sai che ogni cosa è destinata a finire presto, che hai i giorni contati prima di tornare implacabilmente alla tua routine.
Ma non adesso.
Adesso ci siete solo tu e Lei, la grande metropoli che ti chiama così forte da non riuscire a prendere sonno la notte.
Per un istante, ti illudi che possa durare per sempre.

domenica 4 aprile 2010

Approntando l'amena lista.

Fra il download di una nuova applicazione - più o meno inutile - dell'iPhone e la rilettura dei romanzi di Kirino Natsuo che tanto mi sollazzano, fervono i preparativi di viaggio, che sarà totalmente all'insegna dell'anti-cazzeggio: difatti, sono fermamente intenzionata a fare e vedere più cose in queste due settimane che in due anni della mia noiosa vita provinciale.
Di seguito ho redatto un abbozzo di lista parziale, le cui voci spunterò man mano saranno completate. Mi servirà da promemoria, dato che nelle liste cartacee tendo a fare una confusione devastante.


楽しいリスト (Lista divertimenti)


★Prenotare su E-Tix i biglietti per la partita Giants vs Lions al Tokyo Dome, non appena saranno disponibili
★Prenotare i biglietti per il Gran Torneo di Maggio di Sumo al Ryogoku Kokugikan, la cui vendita inizierà il 10 Aprile
★Organizzare un'escursione "mordi e fuggi" sul Monte Fuji
★Stilare una lista (un'altra...basta xD) di canzoni che non posso mancare di cantare al karaoke

Ovviamente ci sono altri elementi che non ho ancora inserito, ma per ora questi sono quelli più urgenti, che necessitano di una certa organizzazione. Manca poco più di un mese e devo sforzarmi di rispettare scrupolosamente la tabella di marcia, per quanto io sia generalmente allergica a certe cose ^^;